Pedagogie alternative. Inizia da qui - Educare Dolcemente
20338
post-template-default,single,single-post,postid-20338,single-format-standard,aawp-custom,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-17.2,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

Pedagogie alternative. Inizia da qui

Pedagogie alternative

Montessori, Waldorf, Scuola Bosco, Scuole democratiche… e tante altre. Qual è la pedagogia alternativa migliore rispetto alla scuola classica? È davvero così malvagia la scuola pubblica? È sempre tradizionale?

Dopo anni di letture, formazioni e ricerche, sento il bisogno di condividere qui le risposte che ho trovato e le mie conclusioni personali.

Sono una maestra con una grande vocazione per quello che faccio. Insegnare, per me, non è solo un lavoro, è una passione. È la risposta alla domanda: “Se fossi ricca e non avessi bisogno di uno stipendio, cosa faresti tutto il giorno?” Probabilmente… la stessa cosa che faccio adesso.

E per questo, mi sento fortunata.

Meglio le pedagogie alternative o la scuola pubblica?

Quando parliamo di pedagogie alternative, bisogna innanzitutto chiedersi: alternative a che cosa?
Qualsiasi genitore o insegnante direbbe che si pongono in contrasto rispetto alla scuola pubblica, spesso percepita come più tradizionalista.

Ma io non voglio demonizzarla, perché ci sono tanti insegnanti che stanno cercando di cambiarla da dentro.
È vero, però, che una grande percentuale di bambini passa giornate intere – dalle nove alle sedici – a seguire lezioni frontali, copiando dalla lavagna quasi senza sosta.

Non voglio che ci siano fraintendimenti. Una spiegazione frontale, dove l’insegnante spiega e i bambini ascoltano, o il copiare contenuti dalla lavagna, non sono pratiche sbagliate in sé. Anzi, possono far parte di un approccio educativo valido, se integrati in un contesto più ricco e vario, che preveda tante altre modalità di apprendimento. L’antagonista non è tanto la scuola pubblica in sé, quanto un’idea rigida e superata di educazione.

A questo punto, la domanda “sono meglio le pedagogie alternative o la scuola pubblica?” perde di senso.
Quella più utile diventa: qual è la metodologia migliore di apprendimento?

Qual è la metodologia migliore di apprendimento?

Qui la risposta non può essere univoca. Non credo sia corretto dire semplicemente: “La scienza ha dimostrato che il metodo Montessori è più efficace”, oppure: “Il metodo tradizionale è il migliore per apprendere contenuti.”

(Nessuna paura: sono frasi inventate sul momento.)

Anch’io, come molti, appena sento la parola “scienza”, mi illumino come se avessi trovato la risposta perfetta.
Ma se devo essere onesta, credo che l’educazione sia un ambito così complesso, con così tante variabili, da rendere impossibile trovare una sola risposta valida per tutti.

Ritornando alla domanda iniziale – qual è la pedagogia alternativa migliore? – direi che dipende dall’obiettivo educativo che vogliamo raggiungere con il bambino.

Alcune metodologie possono portare a risultati migliori in ambiti come la comprensione del testo o la matematica.
Altre invece sono più efficaci per sviluppare competenze difficili da misurare, come la collaborazione, l’argomentazione, il parlare in pubblico, la creatività, la costanza, l’iniziativa o il pensiero divergente.

E poi, ci sono metodologie diverse che conducono agli stessi risultati, ma attraverso strade differenti. Ad esempio, è stato dimostrato che il metodo Montessori e quello classico portano entrambi allo stesso livello di apprendimento della scrittura nel lungo termine.

Quindi la differenza non sta tanto nel risultato, quanto nel modo in cui ci si arriva. Allora, è meglio che il bambino impari a leggere e scrivere con il metodo Montessori? O vanno bene anche altri approcci? Capite quanto sia difficile dire, in modo assoluto, che una pedagogia sia migliore dell’altra?

Per scegliere, bisogna tenere in considerazione molti fattori, tra cui i valori che chi educa vuole trasmettere.

Una cosa però è certa: in generale, le pedagogie alternative sono portate avanti da persone molto motivate, aperte al cambiamento e alla formazione continua. Cosa che, purtroppo, a volte non si riscontra con la stessa frequenza nella scuola pubblica, dove può accadere che alcuni insegnanti mantengano il posto per le condizioni lavorative, ma abbiano perso da tempo la passione.

Quali sono le Scuole con pedagogie alternative?

Le pedagogie alternative sono spesso chiamate anche pedagogie attive, perché puntano su un ruolo più partecipe e dinamico dell’alunno. Il termine “alternative” le definisce in opposizione alla scuola tradizionale, che però non coincide sempre con la scuola pubblica. Infatti, anche nelle scuole statali si possono trovare approcci innovativi: per questo, “pedagogie attive” è forse una definizione più corretta.

Altri sinonimi sono:

  • pedagogie innovatrici, anche se alcune esistono da più di un secolo (come Montessori o Waldorf);
  • pedagogie non direttive, ma non tutte si basano su un’apprendimento “self-directed” da parte del bambino.

In ogni caso, potete usare il termine che vi è più comodo. Nel mondo ce ne sono moltissime, ma in Italia quelle più diffuse sono:

  • Scuole Montessori
  • Scuole Waldorf
  • Scuole Reggio Children
  • Scuole senza zaino
  • Scuole rurali
  • Scuole esperienziali
  • Scuole parentali
  • Scuole democratiche

La maggior parte di loro ha un referente chiaro che ha dato piede alla nascita di questo modello educativo. Alcune di queste richiedono una formazione specifica degli insegnanti e un riconoscimento ufficiale. Per esempio, solo le scuole certificate ONM possono definirsi “Montessori”;. Lo stesso vale per le scuole Waldorf. Altre realtà non hanno una certificazione, ma condividono visioni, valori e organizzazioni comuni.
Per esempio:

  • Le scuole Bosco privilegiano la natura e la vita all’aria aperta;
  • Le scuole democratiche valorizzano il “potere” di autodeterminazione degli studenti riguardo alla gestione scolastica.
  • Le scuole esperienziali puntano su attività laboratoriali invece che lezioni frontali.

E poi ci sono tante realtà meno conosciute, ma che meritano attenzione, anche solo come spunto di riflessione. Alcune scuole o approcci educativi particolari sono:

  • Scuole libere di Summerhill e Sudbury
  • Scuola attiva di Rebeca Wild
  • Scuola Anjiplay
  • Scuole Alpha
  • Modello Finlandese (MoF)
  • Tagesmutter
  • Homeschooling
  • Nonschooling (John Holt)
  • Freinet
  • Comunità di apprendimento
  • Amara Berri
  • Metodo Jena-Plan
  • Pedagogia libertaria
  • Educazione viva

 

Strategie educative alternative alla lezione frontale

Oltre a questi modelli generali, che fanno da struttura di riferimento per pensare l’intera organizzazione della scuola, esistono strategie educative più concrete e operative, spesso più facili da integrare anche in contesti scolastici tradizionali e che possono sostituire una lezione frontale:

  • Apprendimento basato su progetti (Project-Based Learning – PBL)
  • Apprendimento cooperativo
  • Flipped classroom
  • Gamification
  • Apprendimento autodiretto (Self-Directed Learning)
  • Apprendimento Service Learning
  • Metodo socratico
  • Metodo Feuerstein
  • Metodo Dalto
  • Teatro Educativo / Didascalico / Drammatizzazione
  • Inquiry-Based Learning (Apprendimento basato sull’indagine)

 

Altri riferimenti utili da conoscere

Ecco alcuni approcci e autori che vale la pena approfondire in ambiti specifici dell’educazione:

Per la motricità:

  • Emmi Pikler
  • Bernard Aucouturier
  • Risky Play

Per l’arte:

  • Educazione creatrice

Per la comunicazione e la relazione con il bambino:

  • Educazione lenta
  • Comunicazione non violenta
  • Disciplina positiva

Per la fascia nido:

  • Metodo Agazzi
  • Elinor Goldschmied

Per l’insegnamento dell’inglese:

  • Jolly Phonics
  • Hocus & Lotus
  • Total Physical Response (TPR)
  • The Silent Way
  • Teaching Proficiency through Reading and Storytelling (TPRS)
  • CLIL (Content and Language Integrated Learning)

Per la musica:

  • Metodo Gordon
  • Metodo Orff-Schulwerk